L'abbazia di Vezzolano
 

 

 

La facciataIn questo autentico gioiello dell’arte medioevale piemontese confluiscono moduli architettonici e decorativi compresi fra la grande arte carolingia e il gotico raffinato dell’Ile-de-France. Secondo la leggenda, l’abbazia fu fondata da Carlo Magno in persona che, a caccia nei dintorni e sconvolto dalla visione di tre scheletri usciti dalla tomba, avrebbe fatto voto di erigere un’abbazia in espiazione dei propri peccati. È, ovviamente, solo una leggenda, perché l’atto di fondazione di Vezzolano porta la data del 27 febbraio 1095. Del complesso abbaziale rimangono oggi solo soltanto la chiesa e il chiostro. 

La facciata della chiesa presenta, nella parte superiore, un raffinato sovrapporsi di tre ordini di gallerie cieche con colonnine e sculture. Nella parte inferiore, il portale è arricchito da pilastrini (alcuni dei quali, in marmo pregiato, sono quasi sicuramente materiale salvato da una più antica chiesa) e colonnine con capitelli scolpiti a motivi vegetali e zoomorfi. Nella lunetta, una scultura con rilevanti tracce di colore lascia immaginare lo splendore delle cromie che in antico impreziosivano la facciata.  

DettaglioA differenza di quanto si immagina osservando la facciata, l’interno della chiesa di Vezzolano è a due e non a tre navate: una, “centrale” in quanto più ampia, e una a sinistra; quella di destra non esiste, o non esiste più. Sulle ragioni di questa evidente sono state avanzate tre ipotesi: a) la chiesa fu costruita a tre navate e quella di destra divenne poi un lato del chiostro; b) l’edificio nacque a navata unica, poi si pensò di aggiungerne altre due di cui solo una costruita, c) l’anomalia è intenzionale, e non è l’unico caso del genere in Piemonte.  

All’interno l’ambiente palesa la transizione dal romanico a forme gotiche più definite; vi domina la ricerca cromatica, con un perfetto alternarsi di fasce orizzontali in cotto e in arenaria. Ma l’elemento architettonico più intrigante è un maestoso pontile o Jubé(francesizzazione della prima parola del salmo “Iube me Domine”), che taglia la navata principale tra la prima e la seconda campata, formando una sorta di nartece. La mancanza di alcune figure del fregio fa supporre che esso sia stato realizzato per un’altra chiesa e di lì rimosso e “ritagliato” ai lati per adattarlo a Vezzolano.  

Di provenienza ignota anche il massiccio polittico in terracotta policroma Vergine in Trono, Bambino, Santi e un Donatore. La tradizione popolare lo vuole commissionato da Carlo Magno, ma si tratta invece di Carlo VIII di Francia che in territorio astigiano si ammalò nel1494-95. Il polittico sarebbe dunque un sorta di ex voto, destinato in origine a una chiesa più grande e importante, ma in seguito trasferito alla più marginale Vezzolano. 

Una porticina al fondo della parete destra della navata centrale immette nel piccolochiostro, uno dei più suggestivi in Piemonte. Il lato più antico (metà del XII secolo) è quello occidentale che segue, leggermente arretrato, il filo della facciata. Robusti e ribassati pilastri cilindrici, alternati a più esili colonnine in pietra, reggono otto arcatelle di sapore ancora fortemente romanico. In epoca successiva fu realizzato il lato nord, quello che “sostituisce” terza navata e che fu costruito a più riprese e terminato, assieme al resto del chiostro, tra XV e XVI secolo in linee tardo-gotiche. 

Due soltanto, ma preziose, le opere scultoree nel chiostro. La prima è uno straordinario capitello con le Storie della Natività, dell’inizio del XIII secolo. La seconda è la figura diTelamone, sul muro di fronte al pilastro della Natività, molto vicina alle raffigurazione dei Mesi presenti in cattedrali e chiese dell’area padana. 

Contrasto dei tre vivi e dei tre mortiAssai più consistenti gli affreschi, quasi tutti concentrati sotto il portico del lato adiacente al muro della chiesa. Vi lavorarono diversi pittori, tutti sconosciuti, ma tutti rappresentanti di una delicata arte cortese, anche se a tema sacro, di chiaro influsso gotico francese, in sintonia col gusto dei committenti locali e con il carattere aristocratico della fondazione religiosa. Il ciclo di affreschi si apre con la Madonna in Trono con Bambino e due Angeli, sulla lunetta della porta che dalla chiesa immette al chiostro, databile al primo ventennio del Trecento, ma si concentra soprattutto nello spazio della seconda campata, un tempo interamente decorata come una cappella interna. Dei dipinti che ornavano le quattro vele della volta si conserva soltanto la parte con la figura di San Gregorio Magno, mentre la parete di fondo è forse la più interessante. È opera di un unico, raffinato pittore, diverso da quello della volta. Suo un Cristo Pantocratore con i simboli degli Evangelisti, e soprattutto il famoso Contrasto dei tre vivi e dei tre morti che ha probabilmente dato origine alla leggenda di una fondazione carolingia.

Molto più deperiti e opera di altri pittori sono gli affreschi della terza campata così come di quella successiva. Un’altra rappresentazione di Cristo Pantocratore, insieme a diversi frammenti molto parziali di affresco, si trova nella quinta campata. Il ciclo degli affreschi si chiude con un altro Contrasto dei tre vivi e dei tre morti, sotto una Crocifissione. Il dipinto, conservato solo parzialmente, è tuttavia di grande bellezza e rivela la presenza a Vezzolano di un artista molto interessante, ancora con lontane memorie romaniche e bizantine. 


a cura di Franco Caresio


 

 

 

 

 

 

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