PESCHE DEL PIEMONTE
di Alda Rosati-Peys
Una cosa è certa: se tutte quelle che al mercato dei supposti “contadini” vendono come “le loro pesche di vigna”, raccolte quella stessa mattina tra i filari fossero davvero quello epr cui vengono spacciate, allora avremmo più alberi di pesco che viti mentre, come ricordava qualche anno fa Vittorio Manganelli, “gli alberi non ci sono più perché i filari sono ravvicinati per aumentare la produzione. Sui pochi alberi rimasti, la frutta marcisce perché raccoglierla costa e rende poco”.
Dunque le pesche di vigna sopravvivono solo nel ricordo di pochi e non più giovani estimatori? No, le pesche di vigna esistono davvero. In effetti, la loro denominazione corretta è “Pesche di Baldissero” e si suddividono in nate da seme e nate da innesto. Le prime sono le classiche pesche prodotte dalle piante isolate coltivate tra i filari, sono rarissime e chi le ha tendenzialmente se le mangia per conto suo; le seconde crescono in frutteto e sono molto più diffuse. Ne esistono anzi diverse sottovarietà: la pesca del vino, che matura nel periodo della vendemmia, ha buccia rossa con striature gialle e polpa rossa e dolce; il limunìn, così chiamato per la forma oblunga simile appunto a quella di un limone, che matura in agosto, ha buccia giallo-rosea e polpa dolcissima; la piccola pesca o persi limunìn servai, piccola, poco dolce ma molto profumata; e le pesche selvatiche, a buccia gialla e pasta bianca.
Sono dunque parecchie, e pregiate, le varietà di pesca coltivate in Piemonte. La coltivazione sistematica iniziò verso il 1885, quando Ettore Ferrio, avvocato di Vezza d'Alba, la introdusse per alleviare le pessime condizioni in cui versava la viticoltura locale a causa delle grandinate e della peronospora. L'esperimento riuscì: la produzione si rivelò abbondante e di ottima qualità, e le coltivazioni si estesero a buona parte del Cuneese. Oggi le varietà prodotte in Piemonte e riconosciute sono quattro, e precisamente:
Pesche del Cuneese
Sotto questa denominazione in realtà si trovano diverse tipologie di frutti: pesche a polpa gialla, che costituiscono circa il 45% della produzione; nettarine (cioè pesche con la buccia liscia) per un altro 40%. Il restante 15% della produzione è diviso fra pesche a polpa bianca, nettarine a polpa bianca e percocche.
Pesche di Borgo D'Ale
La coltura del pesco è praticata da moltissimo tempo in questa zona, che oltre al territorio del paese da cui il frutto prende il nome invclude quelli di Maglione, Alice Castello, Cigliano, Moncrivello, Cossano Canavese, Viverone. Attualmente i pescheti coprono un'area di circa 500 ettari per una produzione complessiva di 95.000 quintali circa. I peschi sono potati in modo da avere piante basse, che consentano di effettuare tutte le operazioni da terra. Le vere pesche di Borgo d'Ale sono raccolte manualmente all'inizio della fase di maturazione, cercando di prolungare al massimo la permanenza sulla pianta, e sono confezionate a mano.
Pesche di Canale
Fin dal 1908 a Canale in estate si tiene il mercato quotidiano delle pesche, e negli anni Venti la superficie coltivata era stimata a mille ettari. Il pesco ha cambiato i ritmi dell'agricoltura della zona, imponendo una frequentazione pressoché quotidiana dei mercati, e introducendo nuovi sistemi di coltivazione, potatura, innesto e così via. Le pesche roerine hanno diverse sottovarietà dai nomi succestivi: dalle San Giovanni, che sono le prime a maturare, ai Bèicme ben (guardami bene), e poi Giaun e russ, Lenin, De Gasperi, Repubblica e infine le San Rocco, tardive, che maturano verso metà agosto.
Pesche di Volpedo
La coltivazione del pesco iniziò nella zona attorno agli anni Trenta del Novecento; fu Carlo Baravalle, a introdurre la frutticoltura intensificata nel territorio di Volpedo, con grande successo, visto che negli anni Cinquanta la produzione raggiunse i centomila quintali. I terreni sabbiosi del Tortonese sono infatti particolarmente favorevoli alla peschicoltura; si producono parecchie varietà di pesche con tempi di maturazione diversi, dunque la raccolta di effettua da metà giugno fino alla prima decade di settembre.